Espositivo C2001/21 (Museo del '900)

NOVEVENTOPIU'CENTO

Ampliamento nel "Secondo Arengario" del Museo del Novecento

QUADRO GENERALE

OBIETTIVI

L'ampliamento del museo del Novecento nella torre ovest dell’Arengario, da dedicare all’arte contemporanea, tiene conto della continuità del percorso espositivo, anche attraverso il collegamento fisico tra le due torri-propilei, e integra funzioni accessorie all’attività museale.

METODO

Instaurare un confronto dialettico tra le torri che compongono il portale urbano, avviando un processo di dialogo (o di scontro) tra modi differenti di intendere l’architettura del riuso, con lo scopo di addivenire al risultato di un unicum progredito, in cui ogni parte fornisce il proprio contributo al consolidamento di una relazione. Un dialogo, in cui le parti, con coerenza e con riconoscimento di reciproco valore, raccontano modi alternativi d’essere.

Ciò in considerazione della natura e del valore originario (funzione pubblica), ma anche del metodo e della strategia di trasformazione del progetto coordinato dall’arch. Italo Rota, che ha, per primo, modificato, assieme alla destinazione d’uso, organizzazione e configurazione dello spazio di una delle due torri, occupandolo emblematicamente con una rampa ellittica.Per contro si procede per sottrazioni e ricercando il vuoto, rimuovendo gli elementi di superfetazione che hanno disordinatamente saturato gli spazi, tradendo l’originaria natura di spazio pubblico.

DESCRIZIONE DEL PROGETTO

PIANO TERRENO

Lo spazio pavimentato tra gli Arengari, costituisce il "ponte" (dal greco πόντος / pòntos: mare calmo, mare da attraversare, via che unisce), che consente di raggiungere la riva opposta, intraprendendo l'esperienza del viaggio verso la conoscenza. Si tratta di una superficie in piano, che comprende lo spazio aperto tra i propilei (eliminando anche il marciapiede), così da realizzare un continuum spaziale tra le torri. La sistemazione pone sul medesimo piano i due volumi edilizi e mette in evidenza la presenza di un volume vuoto ideale, ricompreso tra le torri, di analoga estensione e proporzione, che si configura come una “stanza” a cielo aperto in grado di ospitare eventi e installazioni. Tale “stanza”, che appartiene al sistema architettonico dell’Arengario, si identifica come spazio pubblico all’aperto in combinazione con lo spazio pubblico al coperto in progetto e con lo spazio pubblico al chiuso esistente. In ragione di ciò si ritiene necessario realizzare, nello spazio all’aperto, una pavimentazione uguale a quella presente al piano terreno dei due Arengari.

SALA AUDITORIUM

Lo spazio al coperto, configurabile in relazione alle necessità, si integra con locali di servizio (reception, camera di regia, guardaroba) e ambienti accessori per il ristoro o per attività complementari alla destinazione museale (laboratorio degli artisti). Tali ambienti sono distribuiti nei piani ammezzati, raggiungibili con scale e ascensore dedicati, e si affacciano sulla sala principale attraverso dei bow-window, che amplificano la percezione del vuoto monumentale del portico, sotto la volta a cassettoni, che assieme alla pavimentazione in pietra, viene conservata nella sua integrità complessiva, riconoscendone il valore.

La sala può essere fruita in modalità open-space, piuttosto che in versione auditorium, utilizzando le tribune telescopiche “impacchettate” nel totem, che aprono fino ad offrire 128 posti a sedere.

TOTEM

Le esigenze di carattere simbolico, funzionale, impiantistiche e di supporto logistico, vengono compresse all’interno di un sistema tecnico monolitico, un totem rivestito di ottone che attraversa tutto il corpo di fabbrica. La sua presenza struttura e articola lo spazio, assumendo al contempo il ruolo di elemento ordinatore del progetto, componente scenica, punto di riferimento ed elemento in grado di orientare i visitatori nella libera fruizione degli spazi.

Il totem ospita, nel suo corpo metallico, due tribune telescopiche e trasportabili, necessarie per allestire l'auditorium del piano terreno e la sala apicale, armadi guardaroba, dispositivi tecnici di proiezione, macchine e reti di distribuzione impiantistica elettrica e meccanica.

PASSERELLA AEREA

Collocata in corrispondenza delle sale apicali dei due edifici, in posizione tale da consentire al visitatore proveniente dal primo Arengario, di proseguire la visita verso le nuove sale senza dover ritornare sui propri passi. La passerella, composta da una struttura a capriata in carbonio e da tamponamenti in vetro, si pone trasversalmente alla visuale che lega la galleria Vittorio Emanuele con la piazza Diaz, è stata ideata su questi principi:

  • trasparenza delle superfici di tamponamento;

  • configurazione statica atta ad evitare sollecitazioni orizzontali verso le strutture esistenti;

  • leggerezza, installazione a secco, reversibilità.

COLLEGAMENTO IPOGEO

Ha il vantaggio di non interferire con la visuale prospettica di piazza del Duomo. Il problema di dover collegare le quote differenti dei piani interrati, scavalcando la conduttura fognaria di via Marconi, viene risolto con la realizzazione di una sala per conferenze a gradoni che, assecondando le differenze di quota, collega il locale guardaroba, al piano interrato del primo Arengario, oggetto di un insieme di sistemazioni degli ambienti di servizio, con il book-shop, previsto al piede del secondo arengario.

La combinazione di passerella aerea e collegamento ipogeo determina la possibilità di realizzare un percorso continuo e senza soluzione di continuità tra le due strutture espositive, che permette agli utenti di completare la visita su un circuito che li riporta al punto di partenza.

CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE

NOVECENTOPIU'CENTO

PROGETTO TERZO CLASSIFICATO

 

Capogruppo:

De-P | Design and Project

Progettisti:

arch. Gabriele Nizzi

arch. Rachele Fay

arch. Maurizio di Lauro

arch. Alessandro Zufferli

Consulenti:

ing. Luca Sgambi

dott.ssa Giulia Bombelli