Manutenzione FSF/05 (F. Sforza)

VIA FRANCESCO SFORZA

Opere di Manutenzione Straordinaria delle Facciate e della Copertura

CARATTERI DELL'EDIFICIO

L’area nella quale si colloca il Quartiere Storico Fiera Milano è stata sviluppata negli ultimi due decenni del secolo XIX, in attuazione del Piano Beruto che, approvato nel 1889, regola l’espansione della città oltre le mura spagnole.
L’edificio, la cui edificazione risale agli anni attorno al 1930, è sito in Milano, all’angolo tra la via Francesco Sforza e il corso di Porta Romana. Esso rappresenta la porzione di un unico complesso edilizio che accorpa nel suo insieme i numeri civici 46 e 48 di via Francesco Sforza e il numero 15 di piazza S. Nazaro in Brolo. L’insieme è realizzato con un criterio compositivo unitario e un disegno organico dei fronti su strada. Tutte le porzioni prospettano sulla medesima corte interna. L’edificio, sette piani fuori terra, disegno di facciata rigoroso e razionale, è dotato di due corpi scala-ascensore ed è caratterizzato da una struttura portante in cemento armato con una linea di pilastri centrale rispetto alla profondità del corpo di fabbrica. Il piano terreno è destinato ad attività commerciali, gli altri piani ospitano residenze e uffici.

I prospetti (1450 mq) su via Francesco Sforza (565 mq) e su corso di Porta Romana (885 mq) sono costituiti da una struttura di tamponamento perimetrale in muratura di mattoni pieni con rivestimento esterno. Una parte del rivestimento è stato eseguito con lastre di travertino, sagomate a casellario secondo un disegno riportante nicchie e lesene. Un’altra parte è in mattoni faccia a vista e ulteriori porzioni sul cornicione e sui sottofinestra sono intonacate. La disposizione delle finestre è regolare in file e colonne. La superficie rivestita in travertino è pari a 370 mq su via Francesco Sforza e 310 mq su corso di porta Romana (per un totale di 680 mq), mentre quella in mattoni faccia a vista è di 250 mq. Le porzioni intonacate interessano una superficie totale di 130 mq (40 mq sul cornicione e  90 mq nei sottofinestra).

DESCRIZIONE DELLO STATO DI FATTO

Il progetto di questa manutenzione straordinaria segue di circa 30 anni quella precedente e consiste in una serie di interventi volti alla conservazione degli elementi tecnici e compositivi che connotano l’immagine generale dell’edificio e che consistono nella pulizia, nel ripristino e nella sostituzione delle singole porzioni in travertino, in laterizio, in cemento e in muratura intonacata e tinteggiata, con un unico intervento di modifica riguardante l’elemento di coronamento alla quota della copertura piana principale, cagionato dalla necessità di porre in sicurezza l’accesso al lastrico e di risolvere il problema del dannoso dilavamento della fascia intonacata di coronamento.

Considerati l’epoca di realizzazione del rivestimento, 1950 circa, e lo schema di posa (a giunto chiuso) si suppone che originariamente la facciata sia stata realizzata con i sistemi e tecniche esecutive “tradizionali”, che consistevano nell’applicazione delle lastre mediante imbottitura dell’intercapedine con malta morbida (di allettamento) o con boiacca semifluida colata dall’alto posteriormente alle lastre. Alla funzione portante partecipavano, oltre all’imbottitura, per aderenza, le zanche di ritegno in tondo d’acciaio, ancorate alla parete muraria posteriore con sabbia e cemento (tali zanche si ancorano alle lastre mediante infilaggio all’interno di sedi ricavate fresando o forando la parte posteriore o di testa della lastra in modo tale che, una volta posata, l’ancoraggio risulti nascosto). Tale modalità di posa determina la formazione di un corpo unico tra rivestimento e struttura sottostante, con la conseguenza che la differenza tra i coefficienti di dilatazione provoca il distacco delle lastre dalla malta. Venendo a mancare l’aderenza, il peso del rivestimento viene a gravare direttamente sulle lastre sottostanti mentre le zanche, insufficienti a garantire la portata, assolvono alla sola funzione di ritegno. Tali assestamenti possono cominciare a verificarsi da subito e raggiungere il successivo stato di equilibrio nei primi cinque-dieci anni o proseguire anche per trenta-trentacinque anni. Nel frattempo è possibile che non accada nulla di evidente o che si verifichi il distacco delle lastre peggio ancorate o la rottura delle lastre maggiormente sollecitate. Ciò dipende, considerando la posa in opera effettuata “a regola d’arte”, dalla dimensione delle lastre, dal loro spessore, dalla densità per unità di superficie degli ancoraggi e dalle sollecitazioni provenienti dalla situazione di contesto.

L’ultima manutenzione delle facciate risale al 1986 e durante tale intervento, che probabilmente si è reso necessario anche perché il naturale processo di invecchiamento è stato accentuato dagli effetti delle vibrazioni prodotte dalla metropolitana e dal tram, oltre che dall’azione degli agenti chimici inquinanti presenti in atmosfera con percentuali sempre crescenti, si è provveduto a potenziare la sezione e, probabilmente anche il numero, degli elementi di ritenuta. Tali elementi sono tuttora visibili e molte delle lastre ispezionate sono state ulteriormente affrancate in più punti con tasselli posizionati all’interno della superficie della lastra e celati da un “tappo” in cemento. Si tratta di tasselli meccanici ad espansione idonei all’utilizzo per l’ancoraggio su murature in mattoni pieni. Le lastre hanno uno spessore (3 cm) e un formato (2,5/3 lastre per metro quadrato) ottimale nel rapporto con il numero di ancoraggi. Si segnala, inoltre, che alcuni dei tasselli “visibili” sono stati posizionati all’interno della superficie della lastra lungo il segno della crepa in modo tale da trattenere le due porzioni di lastra separate dalla frattura. Ciò dimostra che il processo di assestamento nel 1986 era già concluso e che le fratture e le crepe erano già presenti all’epoca dell’ultimo intervento di consolidamento e che l’intervento ha posto in sicurezza le lastre instabili.

Per quanto riguarda l’aggressione degli agenti inquinanti, il travertino, in quanto composto prevalentemente da carbonato di calcio, è soggetto all’azione delle sostanze presenti in atmosfera, come l’anidride carbonica e l’anidride solforosa. L’effetto evidente è la formazione di concrezioni superficiali che assumono consistenza stratificata e colorazione nerastra. Le “croste nere” impediscono al travertino di “respirare” e trattengono i fluidi inquinanti che alimentano i processi di disgregazione chimica interna.

Per quanto riguarda cornicioni, fasce, cornici, davanzali ed altri elementi lapidei lavorati in rilievo, anche in considerazione di un recente intervento che, con il fine della “messa in sicurezza” di elementi ritenuti pericolanti, mediante la battitura e la rimozione “a pezzi” ha prodotto danni significativi agli elementi di facciata, si constata la necessità di un ripristino con finalità estetica.

In particolare, inoltre, si evidenzia la necessità di intervenire sul cornicione di coronamento, elemento terminale dei prospetti, che si trova alla quota del pavimento del lastrico. Tale cornice, in assenza di ogni altro elemento di protezione, è rivestita superiormente da una guaina impermeabile, la quale, avendo un bordo frastagliato, convoglia l’acqua piovana lungo percorsi preferenziali provocando il dilavamento diseguale dell’intonaco sottostante. L’acqua, che raccoglie le polveri depositatesi sul manto impermeabile, scendendo a rigagnoli lungo il muro, segna con “striature” la superficie intonacata. Per ovviare a tale inconveniente si ritiene di dover innalzare un parapetto perimetrale in muratura intonacata in continuità con la parte sottostante. Ciò con tre obiettivi:

  • realizzare un nuovo sistema di impermeabilizzazione che, consentendo la raccolta e il convogliamento dell’acqua piovana verso il pluviali interni alla muratura, non interferisca con gli elementi di facciata;

  • proteggere l’accesso in copertura dal rischio di caduta;

  • allineare la quota del coronamento a quella della porzione di edificio, appartenente al medesimo complesso architettonico, simmetricamente corrispondente e compositivamente analogo.

Anche gli intradossi dei balconi, a seguito anche degli interventi di messa in sicurezza, necessitano di ripristino.

 

DESCRIZIONE DELL'INTERVENTO

Considerato il tempo trascorso dall’ultima manutenzione, si è provveduto ad un intervento di pulizia e verifica puntuale.

Per le operazioni di pulizia si è utilizzato acqua nebulizzata a bassa pressione (2/3 atm) accompagnata da trattamento a vapore saturo con saltuario ricorso all’utilizzo di prodotti chimici (tensioattivi ovvero saponi neutri che aumentano il potere emolliente dell’acqua nei confronti delle “croste nere”) utilizzati con molta prudenza, per non innescare processi secondari di accelerazione dei fenomeni di corrosione (con il risultato della rapida ricostituzione dello strato deteriorato in forma più grave).

Per il trattamento consolidante e protettivo, invece, si è proceduto alla ricerca del prodotto più adatto in funzione della capacità di penetrazione nel materiale, delle caratteristiche meccaniche, della compatibilità fisica con il travertino (coefficiente di dilatazione termica analoga a quello della massa cristallina), della capacità di non ostruire i pori ma di ricostituire una porosità vicina a quella di origine permettendone la traspirazione, della compatibilità chimica, della insolubilità all’acqua, della capacità di costituire barriera protettiva all’acqua piovana permettendone l’eliminazione sotto forma di vapore (no pellicole), della stabilità nel tempo del colore, della solubilità in un solvente per assicurare la reversibilità del trattamento.

PROGETTAZIONE, DIREZIONE LAVORI E COORDINAMENTO IN MATERIA DI SICUREZZA 

arch. Gabriele Nizzi

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