• Gabriele

IMPRESSIONI D’ORIENTE - ARTE E COLLEZIONISMO TRA EUROPA E GIAPPONE

L’intero Giappone è pura invenzione. Non esiste un Paese simile, non esiste gente del genere… I giapponesi sono semplicemente una moda, una pura tendenza artistica.”

(Oscar Wilde)

Il MUDEC, con oltre 170 opere tra dipinti, stampe, oggetti d’arredo, sculture e oggetti di arte applicata, provenienti da importanti musei italiani ed europei e da collezionisti privati, presenta e racconta, da diversi punti di vista (artistico, storico ed etnografico) i reciproci scambi tra Giappone ed Europa e l’incontro culturale tra i due mondi, illustrando lo sviluppo di un gusto orientato verso il Giappone, che pervase la cultura artistica occidentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in particolar modo in Francia e in Italia.

La mostra, curata da Flemming Friborg e Paola Zatti, ripercorre la profonda fascinazione che il Giappone ha esercitato sulla cultura occidentale e approfondisce le dinamiche dei complessi scambi artistici che si susseguirono tra il 1860 e il 1900. L’analisi storico-artistica riserva una particolare attenzione al contesto di relazioni commerciali, avventure imprenditoriali e in generale grande curiosità che hanno caratterizzato l’epoca. Nel variegato contesto del gusto internazionale per il Giappone e della sua influenza sulle arti, la mostra si focalizza sui maggiori artisti italiani (Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Domenico Induno, Vincenzo Gemito, Federico Zandomeneghi e Giovanni Segantini, attivo interprete di immagini che facevano uso di questi stimoli) ed europei (Van Gogh, Paul Gauguin, Henri Fantin-Latour, Henri de Toulouse-Lautrec, Auguste Rodin, Claude Monet), che hanno subito l’incanto del ‘Giapponismo’.

Per inquadrare la trasformazione culturale che la mostra racconta occorre fare riferimento alle condizioni che ne cagionano il manifestarsi. Il Giappone nel 1600, al termine di una lunga sequela di guerre civili durata 150 anni, con la battaglia di Sekigahara, vinta dalla coalizione comandata dal generale Tokugawa Leyasu sulle truppe fedeli agli Ashikaga, completò il processo di riunificazione del paese. La vittoria dei Tokugawa comportò un lungo periodo di pace e stabilità politica per il paese, ma anche di completa chiusura dei rapporti con i paesi del resto del mondo.

Leyasu venne eletto shōgun nel 1603 dall'Imperatore Go-Yōzei e fondò lo shogunato Tokugawa, l'ultimo della storia giapponese. Spostò la capitale a Edo, l'odierna Tokyo, dando inizio al periodo Edo, che sarebbe durato fino al 1868, e cioè fino a quando l’acuirsi di una situazione di crisi, accentuata dall'intromissione nella politica interna delle potenze occidentali, obbligò lo shōgun ad aprire i porti giapponesi al commercio con l'estero. Ciò determinò la fine dello shogunato e il ripristino del potere politico dell'imperatore.

Il paese uscì così dall'isolamento, in cui si era chiuso per oltre due secoli. L’occidente scoprì allora una cultura sviluppatasi in completo isolamento e rimasta perciò sconosciuta per un tempo lunghissimo. Il nuovo contatto tra mondi rimasti così a lungo separati diede avvio ad un periodo di reciprochi scambi commerciali ma anche di relazioni culturali che influenzarono la produzione artistica, ma anche il gusto, le mode e le tendenze di costume della fine ‘800.

La mostra, esponendo opere di natura artistica, ma anche prodotti di arte applicata, di artigianato e di uso quotidiano dell’epoca, mette in evidenza le suggestioni introdotte in Europa dalla cultura giapponese, nell'interpretazione offerta dai diversi artisti e artigiani, ma anche gli elementi di novità che la civiltà europea ha introdotto nella società giapponese. La visione parallela tra le due culture nel medesimo lasso di tempo appare particolarmente interessante sia per quello che si riscontra di comune che per quanto appare invece come differente e che in realtà è peculiare e distintivo di un modo sostanzialmente diverso di essere e di stare al mondo.


MUDEC - 1 ottobre / 2 febbraio 2020

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